Una scomoda riflessione sui misteri della gerboa

Il giorno 13 di giugno sono stato ispirato dal meraviglioso One Strange Rock, serie di documentari presentati da Will Smith e prodotti da National Geographic.

Ho, quindi, pubblicato un post di natura poetica, dedicato alla metafora dell’amore rappresentata dalle efemere, farfalline che vivono un solo giorno con lo scopo di riprodursi.

Siccome sono artista scomodo e poco italiano, sono stato aggredito come maschilista e sdolcinato fascista e disneyano corrotto. Non penso che la riproduzione dia senso all’amore o alla vita! Non per negli esseri umani! Non dopo il XVIII secolo, per gli dèi del Partenone! Si chiama metafora, bambini, è una figura retorica: “ho una fame da lupo” non vuol dire che se non consumo 8 kg di carne al giorno non sopravvivo all’inverno.

Da scomodo artista anglosassone, dopo aver visto, domenica, una puntata del bellissimo, ma non originale, Wild Russia su NatGeo, mi è partita una riflessione sulla gerboa (vedi annessa documentazione fotografica).

La gerboa, nome scientifico Euchoreutes naso, è un misto tra un topo e un canguro, con le proporzioni di un T-Rex. Animale notturno, mangia radici e vegetali, ma anche insetti e piccole salamandre. A parte l’aspetto che definiremmo buffo\grottesco, è un animaletto di cui non frega un cazzo a nessuno se non alle volpi artiche.

E lui non ci sta. Come cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno, “oltre le gambe c’è di più”.

Immagine della gerboa
Gerboe ribelli che non ci stanno

Gerboa magistra vitae: come strofinarsi sulla ghiaia aggiunge senso all’esistenza

La gerboa ogni tanto, completamente a caso, si strofina a lungo nella ghiaia. Negli orsi e in altri mammiferi questo comportamento è stato spiegato scientificamente, ma la gerboa non ha alcun motivo biologico o etologico per farlo.

Non è una cosa legata alla caccia o alla difesa di se stesso o della tana… Alcuni hanno ipotizzato si tratti di un modo per lasciare particelle di dna nel territorio, per marcarlo o attrarre il partner.

Ma la gerboa è essenzialmente una preda, del tipo preda-cacasotto, ed è suo interesse scomparire il più possibile agli occhi dei predatori, non lasciando tracce olfattive. Sembra proprio una cosa inutile.

Anche noi bipedi pseudosapienti abbiamo l’istinto di fare cose apparentemente inutili. Indulgere in piaceri che non potremmo permetterci, concederci un riposo dalla maschera quotidiana, parlare da soli ad alta voce, fare pensieri impuri, esprimere antipatia, simpatia, attrazione, amore a prima vista e senza ragione.

E forse dovremmo farlo. Forse dovremmo tutti abbandonarci di più all’istinto e alle voglie del momento, dedicando solo un attimo di lavoro della corteccia prefrontale del nostro meraviglioso e spugnoso intreccio di sinapsi per escludere che questo istinto porti a danni, ferite o reati. Esclusa questa eventualità, dovremmo farlo.

Perché un motivo c’è, se abbiamo questi istinti. Un motivo c’è, se abbiamo voglia di saltare e gridare, di imparare a volare in deltaplano, di fare un viaggio in tenda in Cina, di baciare quella persona per sentire che sapore ha, di cambiare lavoro, di scrivere poesie tutti i giorni, di ubriacarci da soli al buio, di dire a quel* tizi* che non l* vuoi più tra i piedi perché ha rotto il cazzo.

Immagine della gerboa
Gerboa in cattedra che spiega l’origine del comportamento istintivo

Un motivo c’è, anche se non lo capiamo. E non lo capiscono nemmeno gli scienziati alieni che ci stanno studiando. Esattamente come la gerboa, che, al contrario nostro, quando ne ha voglia, se ne sbatte, e scava fossette nella ghiaia con la schiena.

AC. ORIGINE ANIMALE, 21 SETTEMBRE 2020

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