La storia da fumetto di un cattivo sotto mentite spoglie

Le otarie sono un fulgido esempio di monaci con un bell’abito. Sono tenere, hanno un muso che sembra disegnato dalla Disney per provocare incontrollate increspature delle labbra e occhi a forma di cuore.

Big Sur, Wild California squarcia il velo dell’apparenza e ci mostra la loro vera natura: selvaggia, implacabile opportunista come solo madre natura sa essere.

Con le otarie il loro abito riparte Origine Animale, dopo una meritata pausa contemplativa.

Ph. By Tyler Karaszewski

Le otarie, o leoni marini, non dovrebbero essere studiati come animali. Hanno una loro evoluzione e comportamenti che si spiegano scientificamente. Tuttavia…

Per come ci ha riflettuto il vostro impavido naturalista, le otarie non appartengono al regno animale, ma al mondo dei fumetti. E sono un villain straordinario, un cattivo d’eccezione in un universo senza eroi.

Ph.By Joey Nicotra

Avete presente quel momento in cui l’eroe ricorda come è diventato tale? Batman che ci ricorda che combatte il crimine perché gli hanno ucciso i genitori, Spiderman che parla del ragno che lo ha morso, Robin Hood che in guerra scopre il valore della vita e della giustizia.

In era moderna questi momenti di crescita e rinascita sono spesso ribattezzati TONY-STARK-IN-A-CAVE , in riferimento al momento cruciale in cui il viziatissimo centilliardario diventa Iron Man e de-facto dà il via al Marvel Cinematic Universe.

Ph.By Zach Tyrrell

Anche i cattivi hanno una loro origine, un momento in cui decidono che la loro vita sarà dedicata ad una missione malvagia, ad una vendetta, ad uno scopo qualunque da perseguire costi quel che costi.

L’otaria ha la sua origin story, e si svolge nel 1700. O così mi piace pensare. In fondo non sono un naturalista vero. Sono solo un appassionato di documentari che non riesce a distinguere i comportamenti delle bestie da quelli degli uomini.

Mi piace dunque pensare che l’otaria prima del 1700 fosse esattamente come la disegnano. Un animaletto tenero e sorridente. Affettuoso, perfino, immagino le otarie muoversi sulle scogliere al sole sgranocchiando crocchette vegane per non fare del male a nessuno, correre nelle tane degli altri animali ed organizzargli la raccolta differenziata, andare porta a porta dai castori per ricordargli dell’importanza degli alberi… e così via.

Poi nel 1700 un uomo si ferma vicino ad una scogliera su cui le otarie stanno godendo dell’ultimo sole del giorno. È simbolico che questo incontro accada al tramonto, per questo lo immagino così, il tramonto su un’era di pace per le otarie.

Ph. Jan Saudek

Il tizio guarda le otarie e loro guardano il tizio. Rifiuto di immaginare un dialogo: è una questione di generi. Se gli animali con la faccia tenera delle otarie parlano, è un film d’animazione Disney Pixar. E se è un film Disney Pixar non può succedere quello che, invece, purtroppo sta per succedere.

Le otarie quindi non parlano, ma immagino che pensino.

Buffo sto pipede! speriamo che non sporchi. magari possiamo invitarlo a cena! stasera ho fatto il seitan.

Invece il bipede, ahimè, deve aver proprio pensato qualcosa d’altro.

Belle ste bestie! va che pelliccia morbida! come starebbe bene addosso alla mia amante.

Oggi diamo torto al bipede assassino che ha massacrato i leoni marini per più di un secolo, portandoli ad un passo dall’estinzione. Ma erano tempi non sospetti, in cui l’ecologia era una voce di corridoio e l’estinzione degli animali non era un problema pressante.

Diciamo che non giustifichiamo, ma comprendiamo. Anche perché la pelliccia dell’otaria è tanta roba. Si gonfia d’aria e aiuta a resistere al freddo e a nuotare meglio.

È così spessa che protegge il mammifero dagli urti con gli scogli taglienti e con le rocce del fondale, così resistente che l’otaria raccoglie mitili e rocce e spacca gli uni con le altre sulla pancia, protetta dalla pelliccia!

Ph. By David Ledig

La pelliccia più densa e morbida del creato si compone di strati e strati di morbide setole una sull’altra, che luccicano al sole creando piccoli arcobaleni attorno al corpo flessuoso che la veste.

L’otaria c’è ancora oggi, non si è estinta. Se la incontrate vedrete nei suoi occhi teneri e grandi i segni del massacro che ha subito.

A un certo punto, ripreso il numero minimo per definirsi non in estinzione, deve essersi guardata, riflessa sul ghiaccio o in una pozza d’acqua dolce, e si sarà detta.

Ho l’aspetto tenero e dolce, ma nessuno mi obbliga ad essere tenera e dolce. Non sarò mai più una vittima. sarò crudele e spietata, invece. E se qualcuno penserà diversamente, ingannato dal mio aspetto, peggio per lui!

Oggi le otarie sono carnivori. Cacciano pesci e piccoli mammiferi. Li straziano crudelmente gettandoli qua e la per strapparne i bocconi che desiderano.

Si accoppiano tutto l’anno, senza rituali, senza dolcezza. Spesso l’accoppiamento è uno stupro. A volte stuprano anche animali di altre specie: un gesto di pura cattiveria, una rivalsa per il passato di dolore che il loro DNA ricorda bene.

Le otarie non sono animali da compagnia. Non hanno la tenerezza di un labrador o di un gattino. Sono animali selvaggi e brutali. anche se somigliano a tanti morbidi cuscini adagiati sugli scogli.

Dall’otaria dovremmo prendere almeno due lezioni: se da un lato ci ricorda che la cattiveria che spargiamo torna indietro a boomerang moltiplicata e arrabbiata, dall’altro ci insegna che solo perchè uno somiglia a un cuscino, non è una bella cosa posarci sopra il culo.

A.C. – origine animale, 17 gennaio 2021

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